martedì 21 febbraio 2017

Antonio BRUNA

Comincia a giocare nelle file dell’Omegna, il suo paese di origine. Qualcuno lo vede all’opera e, presto, è invitato a indossare la maglia bianconera; tutto questo, avviene nel 1918, all’indomani della fine della Grande Guerra e alla ripresa dell’attività calcistica su scala nazionale. La Juventus, nella stagione 1919-20, si presenta con la fortissima coppia di terzini formata da Novo e da Bruna. Quest’ultimo, malgrado un’apparente fragilità, è atleta di provata solidità, scattante, tempista, irruente, eccellente colpitore di testa. L’intesa con Novo è perfetta, quasi meccanica. Convocato per il torneo calcistico delle Olimpiadi di Anversa del 1920, con lui andrà pure un giovanissimo Virginio Rosetta, che poi erediterà la maglia della Juventus. A causa delle sue precarie condizioni fisiche, Netu smette di giocare molto presto; nonostante questo, indossa per ben novantacinque volte la maglia bianconera, realizzando anche una rete.

lunedì 20 febbraio 2017

Luciano BODINI

Nasce a Leno, in provincia di Brescia, il 12 febbraio 1954. Cresciuto nell’Atalanta, squadra con la quale (dopo una fortunata parentesi alla Cremonese) debutta in Serie A, l’11 settembre 1977. «Ho cominciato in una squadretta d’oratorio, a Brescia, ma a tredici anni ero già all’Atalanta e a diciassette finivo già in panchina con la prima squadra, in seguito ad un incidente che aveva tolto di mezzo il secondo portiere Rigamonti. Poi, a vent’anni, vado a Cremona, e gioco in Serie C: 108 partite, tante soddisfazioni ed è già ora di tornare a Bergamo. Gioco solo otto volte il primo anno, anche a causa di un serio infortunio, ma mi rifaccio in pieno l’anno dopo, rivalutandomi, anche se la squadra va così e così e retrocediamo. Ed eccomi alla Juventus».

domenica 19 febbraio 2017

Gianluca ZAMBROTTA

«Lombardo di Como – scrive Renato Tavella sul suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – è un giovane esterno di molta validità qualitativa e quantitativa prelevato dal Bari. Moschettiere nell’aspetto e nel fare, incarna alla perfezione il prototipo dell’atleta-calciatore per il suo ecletticismo. Se necessita, sa adattarsi (e bene) in ogni zona del campo. Sicuro di sé, come si usa dire, non patisce il salto di categoria e, ben presto diventa una pedina importante non solo della Juventus, ma della Nazionale». È la stagione 1999-2000 e l’allenatore Carlo Ancelotti lo schiera come esterno destro della sua difesa a cinque; ma è con Marcello Lippi, due stagioni dopo, che Gianluca si consacra definitivamente. Il tecnico toscano, infatti, ritornato alla Juventus, lo inventa terzino sinistro; Zambrotta si esprime sin da subito ad altissimi livelli, diventando uno dei migliori interpreti del suo nuovo ruolo.

sabato 18 febbraio 2017

Roberto BAGGIO

Giovane talento nato in provincia di Vicenza – scrive Renato Tavella nel suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – e passato a deliziare il palato, sempre esigente, dei tifosi della Fiorentina. La vicenda che lo conduce alla Juventus trattiene tutti gli ingredienti dei “gialli” d’autore. La piazza fiorentina che scende in protesta per conservare il suo “gioiello”. Quella bianconera che vede nell’astro emergente la possibilità di rimettere sul gradino più alto la squadra del cuore. Le schermaglie fra le due dirigenze; le voci continuamente smentite, messe in circolazione dai giornali, che vanno a nozze quando si creano situazioni tanto viscerali. Poi il personaggio, il protagonista. Baggio è un ragazzo sensibile, dice che il cuore conta e anche davanti al danaro sa far valere le sue ragioni. Firenze è una città che ama, la squadra gli piace, l’ambiente lo carica. Alla Juventus, che sarà? La vicenda avvince, si scrivono fiumi di parole. In verità, la bravura del giocatore giustifica tanto trambusto. Ha talento. Gioca con fantasia, è ambidestro, segna e fa segnare i compagni. Il carattere è un po’ ombroso, ma l’uomo deve ancora crescere e farsi.

Gino STACCHINI

Romagnolo di San Mauro Pascoli (Forlì), classe 1938, Gino Stacchini arriva alla Juventus nell’estate del 1955 e ha in comune con Muccinelli, il suo predecessore, il ruolo di ala e la gioia di vivere dei romagnoli. Rispetto al più anziano conterraneo ha però un grande vantaggio: la Juventus non ha grandi alternative nel ruolo e, con un allenatore come Sandro Puppo che ama i giovani e dà loro piena fiducia, Gino parrebbe avere la strada spianata. Invece, Stacchini fatica non poco a farsi largo, perché un altro giovane, Stivanello è il suo nome, ha più grinta ed è più concreto sotto porta, diventando di fatto il titolare quasi inamovibile della maglia numero undici.

venerdì 17 febbraio 2017

JUVENTUS - PALERMO

15 aprile 1973, Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS – PALERMO 4-0
JUVENTUS: Zoff; Spinosi e Marchetti; Cuccureddu, Morini e Longobucco; Haller, Causio, Anastasi (Altafini dal 46’), Savoldi e Bettega. Allenatore: Vycpálek
PALERMO: Girardi (Ferretti dal 46’); Fumagalli e Pasetti; Arcoleo e Viganò, Landini; Favalli, Vanello, Troja, Reja (Vallongo dal 70’) e Ballabio. Allenatore: Biagini
Arbitro: Lenardon di Siena
Marcatori: Bettega al 2’, Landini autorete al 13’, Ballabio al 18’, Causio al 45’ e Haller al 47’

giovedì 16 febbraio 2017

Angelo PERUZZI

La leggenda racconta che a Blera, il paese in provincia di Viterbo dov’è nato, Angelo allenasse la presa ferrea delle mani cercando di afferrare i pesci nei ruscelli. La passione originaria, quasi genetica, è per la pesca. Ma la prodigiosa abilità delle mani trova sfogo anche altrove, per esempio nel ruolo solitamente meno amato dai ragazzini che giocano a pallone. Nasce così, quasi per scherzo, il portiere Peruzzi. La prima squadra è quella di Blera. Il passatempo diventa, in breve tempo, una cosa più seria. Angelo è notato dagli osservatori della Roma, che convincono papà Francesco e mamma Francesca ad affidarglielo. Non è facile, perché l’idea che il figlio tredicenne trascorra lunghi periodi fuori di casa è accettata con molte riserve, ma alla fine il ragazzo si trasferisce nella foresteria giallorossa della Montagnola.

mercoledì 15 febbraio 2017

Adolfo GORI

Sbarca in riva al Po ben prima del tradizionale calcio mercato del 1963; la Spal si presenta al Comunale torinese per l’ultima giornata del campionato e già si parla del passaggio in bianconero di Gori e di un altro pezzo pregiato del vivaio ferrarese, Dell’Omodarme. Quella partita, che sa oramai soltanto di commiato e di smobilitazione tra due formazioni paghe per opposte ragioni (Spal già in salvo, Juventus seconda, con scudetto sfumato a vantaggio dell’Inter tre domeniche prima), Gori la vede dalla tribuna. Nonostante questo, il neo juventino avrà prestissimo modo di mettersi in luce, con i nuovi colori. Finito il campionato, la squadra bianconera onora al meglio l’impegno internazionale della Coppa delle Alpi e trasferisce, armi e bagagli, in terra elvetica, anche i nuovi acquisti, unitamente alla vecchia rosa al completo.

martedì 14 febbraio 2017

Roberto VIERI

La storia del calcio è fatta di tipi stravaganti come Bob Vieri – racconta Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” – basta cercare in epoche di meno solido pragmatismo e di più diffusa poesia, come il calcio, nei ruggenti anni Venti; poesia, appunto, condita appena da un pizzico di professionalità. La poesia di Bigatto, strenuo lottatore, è ancora impregnata di rimembranze dannunziane e assai poco propensa alla filosofia pratica del risultato da conquistare ad ogni costo. Per non parlare di Pastore, il centrattacco di quella Juventus, in fondo tardo romantica e tardo garibaldina, che nel ruvido tackle con il “centr’half” avversario, scopre in se stesso insospettate doti drammaturgiche e finisce sul set del nascente mondo cinematografaro. Vieri, tanto per tornare in argomento, in quella Juventus di estrosi protagonisti ci sarebbe stato molto bene.

lunedì 13 febbraio 2017

Massimo ORLANDO

Veneto di San Donato di Piave, dove nasce il 26 maggio del 1971, veste la maglia bianconera in sole due occasioni: «Ho fatto la prima esperienza da calciatore nel Conegliano Veneto, campionato Interregionale. Avevo diciassette anni quando fui acquistato, insieme a tredici compagni dì squadra, dalla Reggina, che doveva rinforzare il settore giovanile. Credo di essere stato uno dei pochi di tutta quella “covata” a proseguire la carriera nel professionismo. Fu Nevio Scala a farmi esordire in Serie B nell’ottobre del 1988, nel derby con il Cosenza. Rimasi titolare fisso, sia con Scala, sia con Bolchi nel campionato successivo. I due anni trascorsi a Reggio Calabria sono stati splendidi. Nell’estate del 1989 fui ingaggiato dalla Juventus, credo per sei miliardi, una grossa cifra almeno a quei tempi per un giocatore di Serie B. Allenatore era Maifredi. Aveva tanti campioni ai suoi ordini, non poteva perdere molto tempo con un ragazzino come me.

William BRADY

Estate 1980, le frontiere sono nuovamente aperte e, dopo anni di ostracismo, si possono acquistare giocatori stranieri. La scelta della Juventus cade su Liam Brady, maturata dopo varie opzioni, compreso Maradona che Boniperti e Giuliano inseguono vanamente con una puntata segreta in Argentina. Ai primi di luglio parte una telefonata all’avvocato Freeman, legale londinese che cura gli interessi dei più importanti calciatori d’oltre Manica, compreso Brady. La risposta è affermativa, non altrettanto agile la trattativa che si conclude comunque, col trasferimento di Liam alla Juventus. Brady ha ventiquattro anni, essendo nato a Dublino nel febbraio 1956. Trasferito quindicenne all’Arsenal, con altri cinque coetanei. Compie tutta la trafila nel glorioso club londinese, dove esordisce in prima squadra all’età di diciassette anni, giocando per sette stagioni, condite dalla conquista di una favolosa Coppa d’Inghilterra nel 1979.

domenica 12 febbraio 2017

CAGLIARI - JUVENTUS

9 gennaio 1972 – Stadio Sant’Elia di Cagliari
CAGLIARI-JUVENTUS 2-1
Cagliari: Albertosi; Martiradonna e Poletti; Cera, Niccolai e Tomasini; Domenghini, Nenè, Gori, Brugnera e Riva. In panchina: Reginato e Roffi. Allenatore: Scopigno
Juventus: Carmignani; Spinosi e Marchetti; Furino, Morini e Salvadore; Haller, Causio, Anastasi, Capello e Bettega. In panchina: Piloni e Roveta. Allenatore: Vycpálek
Arbitro: Angonese di Mestre.
Marcatori: Domenghini al 25’, Bettega all’83’, Gori al 91’.

sabato 11 febbraio 2017

Ciro FERRARA


«Ciro Ferrara, c’è solo un Ciro Ferrara», cantavano i tifosi della Juventus. Personaggio straordinario, dotato di una notevole simpatia e di un’umanità fuori dal normale. Sicuramente, uno dei più forti difensori italiani di ogni epoca. Nato a Napoli l’11 febbraio 1967, a quattordici anni è costretto momentaneamente in carrozzella dalla sindrome di Osgood-Schlatter, ma si riprende prontamente ed esordisce in Serie A, con la maglia azzurra del Napoli, il 5 maggio 1985, al San Paolo, proprio contro la Juventus. Nella città partenopea, Ferrara gioca durante tutta l’era di Maradona: vince il primo scudetto e la Coppa Italia nella stagione 1986-87, poi due secondi posti consecutivi in Serie A e ancora uno scudetto, nel 1989-90. Nella stagione 1988-89 il Napoli vince anche il suo primo trofeo europeo, la Coppa Uefa, battendo in finale lo Stoccarda grazie anche a un goal di destro al volo di Ferrara, servito da Maradona con uno spettacolare assist, sempre di testa.

venerdì 10 febbraio 2017

Carlo VOLPI

Arriva dal Mantova all’indomani del tredicesimo scudetto conquistato proprio con l’indiretto concorso della squadra virgiliana, che ha piegato i neroazzurri di Herrera all’ultimissima giornata; non c’è juventino autentico che non ricordi quel primo giugno del 1967. Sono scampoli di gloria che la pattuglia “heribertiana” ha ampiamente meritato, con lo strenuo impegno e un’eccezionale volontà di emergere e lottare; ma i bianconeri devono confermare quei sorprendenti risultati e, contemporaneamente, tentare l’assalto alla Coppa dei Campioni. Heriberto chiede rinforzi, ma chi ha i fuoriclasse se li tiene ben stretti e, perciò, arrivano soltanto due pedine di ricambio, Simoni e appunto Volpi, che è centrocampista assai versatile e perciò utilizzabile come jolly.

Vincenzo MARESCA

L’avventura bianconera di Enzo Maresca comincia nel gennaio del 2000. «Compirà vent’anni tra una settimana – scrive Franco Esposito su Repubblica.it – e di sicuro questo sarà il compleanno più bello della sua vita. Vincenzo Maresca, salernitano, centrocampista dai piedi buoni, ha convinto la Juventus a puntare su di lui. Il club bianconero lo ha, infatti, ingaggiato per cinque stagioni acquistandolo dagli inglesi del West Bromwich Albion per una cifra superiore ai dieci miliardi. Maresca gioca a pallone da quando aveva quattro anni e frequentava il campo dell’oratorio dei Cappuccini nel quartiere salernitano del Carmine. La famiglia, di umili origini, non ha mai ostacolato la sua passione e ora è finalmente arrivata la grande occasione. “Il primo impatto con la Juve è stato emozionante. Devo imparare, ma Ancelotti è stato sincero con me: se meriterò di giocare, l’età non avrà alcuna importanza”.

giovedì 9 febbraio 2017

Davide LANZAFAME

Nasce a Torino, il 9 febbraio 1987. Muove i primi passi nella squadra dilettantistica del Barcanova, in cui suo padre era uno dei dirigenti: «Avevo cinque anni quando mio fratello mi iscrisse in una scuola calcio della città: la U.S. Barcanova. Giocavo sempre in avanti, un po’ per scelta un po’ perché l’allenatore probabilmente vedeva in me doti da attaccante, sempre che si ritenga possibile intravedere il futuro di un calciatore nei piedi di un bambino di cinque anni! Ad ogni modo ogni sabato Giovanni mi accompagnava al piccolo campetto di terra per gli allenamenti. Ricordo che, al ritorno da scuola, facevo i compiti velocemente per correre a giocare. Poi arrivò il sogno: la Juventus. Giovanni mi accompagnò al provino di fronte ad una schiera di osservatori bianconeri che, dopo vari allenamenti mi richiamarono per darmi l’inattesa notizia che tutti i ragazzi di quell’età vorrebbero ricevere nella vita: “Sei stato inserito nella rosa dei Pulcini della Juventus”. Riecheggiano ancora nella mente quelle parole. Era la realizzazione di un sogno, la festa di una vita, io e il calcio!»

Luigi GIBEZZI

Luigi Gibezzi, uno dei soci fondatori della Juventus – scrive Fabrizio Poli – era nato a Ronta il 6 febbraio 1883. Non è stato possibile finora chiarire con certezza quale fosse l’attività mugellana dell’ingegner Gibezzi, che lo aveva portato nella Ronta di fine Ottocento. L’ipotesi più plausibile è che fosse un ingegnere di sezione per conto di una delle imprese appaltatrici della ferrovia Faentina, i cui lavori ebbero inizio nel marzo del 1881 per concludersi nell’aprile del 1893. La zona di Ronta era interessata dal 6° Tronco (Ronta-Fosso Canecchi), di competenza dell’impresa Ceribelli Francesco, e dal 7° Tronco (Fosso Canecchi-Crespino), di competenza dell’impresa Mattè-Trewhella. Comunque sia, Luigi Gibezzi non è stato mai iscritto come residente all’anagrafe borghigiana. È però certo che negli ultimi anni dell’ottocento viveva a Torino ed era uno studente del Ginnasio Massimo D’Azeglio.

mercoledì 8 febbraio 2017

CROTONE - JUVENTUS

19 settembre 2006 – Stadio Scida di Crotone
CROTONE-JUVENTUS 0-3 
Crotone: Soviero; Alioui (dall’84’ Fusco), Ross, Maietta e Bonomi; Cardinale, Gentile (dal 64’ Šedivec) e Verón; López, Nanni (dal 64’ Cariello) e Galardo. In panchina: Padelli, Borghetti, Petrilli e Palsmati. Allenatore: Gustinetti.
Juventus: Buffon; Birindelli, Boumsong, Kovač e Balzaretti; Camoranesi (dal 71’ st Marchionni), Zanetti (dal 58’ Paro), Giannichedda e Nedved (dal 58’ Palladino); Bojinov e Zalayeta. In panchina: Mirante, Chiellini, Zebina, Marchionni e Trézéguet. Allenatore: Deschamps.
Arbitro: De Marco di Genova.
Marcatori: Bojinov al 30’ e al 78’, Boumsong al 36’.