martedì 16 gennaio 2018

Nicklas BENDTNER


Protagonista sfortunato della sua stagione juventina, Nicklas arriva a Torino il 31 agosto 2012, ultimo giorno di mercato, proveniente dall’Arsenal con la formula del prestito con diritto di riscatto. Il danese debutta con la maglia numero diciassette, quella di David Trézéguet, il 22 settembre 2013, subentrando a Fabio Quagliarella nella vittoria casalinga contro il Chievo per 2-0. Parte quasi sempre dalla panchina, eccezion fatta per la sfida di Catania (nella quale propizia il goal partita di Vidal) e nella partita successiva contro il Bologna, senza mai trovare la via della rete. Il 12 dicembre, nella sfida dei quarti di finale di Coppa Italia contro il Cagliari si procura uno strappo a una coscia che lo costringe a una lunga pausa.

lunedì 15 gennaio 2018

ATHIRSON


Nasce a Rio De Janeiro il 16 gennaio 1977 e cresce in un quartiere ricco, da una famiglia benestante: il padre è un ufficiale in pensione, la madre infermiera, i quattro fratelli periti informatici. Athirson inizia a tirare calci al pallone nella scuola di calcetto del quartiere, il Grajau Country, cominciando a far intravedere qualcosa di buono: gli osservatori del Flamengo lo notano e ben presto gli aprono le porte della prima squadra. È il 1996 e Athirson comincia a giocare nelle varie rappresentative nazionali (Under 17, Under 20 e poi, addirittura, la “Seleçao”, in sostituzione di Roberto Carlos); nel 1998 è dato in prestito al Santos, e in Brasile ci si stropiccia gli occhi per le gesta di questo imprendibile terzino sinistro dal goal facile; nella stagione 1999-2000, tornato al Flamengo, mette a segno ben dieci reti.

domenica 14 gennaio 2018

Alberto BERTUCCELLI

Nasce a Viareggio (Lucca) il 14 gennaio 1924. Cresciuto nella Lucchese, nell’estate del 1949 sembra debba finire al Torino, che sta faticosamente ricostruendo la squadra scomparsa a Superga: un infortunio determina però un raffreddamento nelle trattative fra rossoneri e granata, e il forte difensore approda così alla squadra bianconera. Bertuccelli è un terzino molto grintoso; la sua velocità e il suo scatto, uniti a un tocco di palla raffinato e a un impeccabile anticipo, lo fanno diventare un ottimo terzino “sistemista”, abile non solo nell’interdizione ma anche nella costruzione del gioco. Alberto è uno dei primi terzini fluidificanti del nostro calcio e le due reti segnate nella massima divisione, (una nel derby contro il Torino), in un’epoca dove i terzini difficilmente superavano la metà campo, ne sono la riprova.

sabato 13 gennaio 2018

Tomás RINCÓN


«Per capire il motivo per cui Tomás Rincón è soprannominato El General – si legge sul sito ufficiale bianconero il 3 gennaio 2017 – basta osservarlo in campo. Combattivo, risoluto, fondamentale per qualsiasi centrocampo in cui giochi, Rincón unisce alla sua grinta e alla sua caparbietà un piede capace sempre di mettere la palla al posto giusto. Ventottenne, alto 175 centimetri, Rincón nasce a San Cristóbal, in Venezuela, e muove i suoi primi passi nel mondo nel calcio nella sua nazione, prima allo Zamora FC e poi al Deportivo Táchira. In particolare nella prima stagione, e parliamo del 2007–08, El General si fa notare mettendo insieme trentatré presenze in campionato più cinque fra coppa nazionale e internazionale e segnando in tutto tre goal. Dopo diciotto presenze al Táchira si interessa a lui l’Amburgo, che lo fa debuttare nel calcio europeo.

venerdì 12 gennaio 2018

Pablo Daniel OSVALDO


11 maggio 2014: si sta giocando un inutile Roma-Juventus, in quanto la compagine bianconera ha già in bacheca il terzo scudetto consecutivo. È il novantaquattresimo minuto e la partita sta per terminare con un poco esaltante 0-0. La palla è fra i piedi di Pogba che la smista sulla destra, verso Lichtsteiner. Lo svizzero entra in area e crossa rasoterra, il pallone arriva al centravanti juventino che non ci pensa due volte e scaraventa il pallone in rete. Il match termina in quell’istante e sancisce la vittoria bianconera.

giovedì 11 gennaio 2018

Roberto PEREYRA


Roberto Maximiliano Pereyra è una delle belle novità della stagione – scrive Paolo Rossi su “HJ Magazine” del gennaio 2015 – arrivato a Torino forte di un’importante esperienza nel nostro calcio, l’argentino sta dimostrando grande continuità di prestazioni e lo spirito di un ragazzo che conferma di avere buona personalità e non solo sul versante tecnico. Nella Juventus di un altro Massimiliano, mister Allegri, Pereyra rappresenta una sicurezza. Hai un nome doppio e qualche soprannome. Come preferisci essere chiamato? «Mi chiamano Roberto, Robi, Max, Maxi, Tucumáno… Quello che mi piace di più è però Tucu, è un omaggio al posto dove sono nato, San Miguel de Tucumán, nel Nord dell’Argentina. È importante avere un segno delle proprie origini. Anche perché me li ricordo bene quei giorni nei quali ho scoperto l’amore per il calcio».

mercoledì 10 gennaio 2018

Attilio LOMBARDO


Arriva a Torino nell’estate del 1995, dopo aver trascorso nella Sampdoria una parte importante della sua carriera; sei stagioni, dopo essere approdato a Genova dalla Cremonese; in pratica, lo stesso tragitto percorso da Vialli, il quale, come Attilio, si è prima imposto all’attenzione con i blucerchiati di Mantovani ed ha poi salutato il mare e il sole della Liguria, per tuffarsi in una nuova esperienza a Torino. Cammini paralleli, dunque, che si ricongiungono sotto la Mole Antonelliana. «È stupendo giocare nuovamente con Luca – dice il giorno della presentazione in bianconero – perché è un amico e perché, con la sua personalità, aiuta tutta la squadra. In passato, hanno provato a metterci l’uno contro l’altro con una polemica sulla Nazionale e sulla sua esclusione, ma non ci sono riusciti; io e Luca ci siamo spiegati e tutto si è sistemato».

martedì 9 gennaio 2018

Adrian MUTU


Rumeno di Călinești, classe 1979, cresciuto nell’Argeș Pitești, poi alla Dinamo Bucarest, arriva in Italia a vent’anni, nel 1999, acquistato dall’Inter, in cerca di talenti da far sbocciare. Dopo quattordici partite e qualche goal, inizia un lungo viaggio che lo porta a prima a Verona e poi a Parma. «L’Inter era una squadra con tanti campioni. Il primo giorno che sono arrivato nello spogliatoio ero seduto vicino a Vieri. Poi c’erano Baggio, Ronaldo, Zamorano, Blanc, Zanetti, Panucci. Pensavo che non avrei mai giocato. Non avevo pazienza, volevo mettermi subito alla prova. Una volta, in allenamento, Lippi mi prese per l’orecchio e mi disse: “Ragazzino, sei giovane, non bruciare le tappe, perché avrai il tuo spazio!” Mancavano quattordici partite alla fine del campionato e ne giocai sei da titolare, ma c’era tanta pressione.

lunedì 8 gennaio 2018

Daniele FORTUNATO

Classe 1963, arriva alla Juventus nell’estate del 1989, proveniente dall’Atalanta; è un vero jolly, capace tanto di giocare a centrocampo quanto in difesa. Ha un unico vero limite, una lentezza davvero esasperante. Daniele si arrabbia quando glielo fanno notare: «Non capisco questa critica, sinceramente. Non sarò velocissimo, però non ricordo un avversario che mi sia andato via in velocità, né a centrocampo, né in difesa. Credo di avere tempismo e senso della posizione. Ma la verità è che le critiche mi piovono addosso solo quando perdiamo. Se si vince, nessuno si accorge se sono lento o meno. Comunque, se proprio bisogna trovare un difetto al sottoscritto, va bene la lentezza, tanto più che un fulmine di guerra comunque non sono mai stato».

domenica 7 gennaio 2018

Marco STORARI


Pisano doc (essendo nato nella città della torre pendente il 7 gennaio 1977), cresce nel Ladispoli per poi trasferirsi al Perugia nel 1995. Dal capoluogo umbro parte un lungo girovagare che attraversa tutta Italia, con una puntatina anche nella penisola iberica, più precisamente nella squadra del Levante: resterà in Spagna solamente sei mesi, causa i problemi economici della società. Questo l’elenco delle città “visitate” dal buon Marco: Montevarchi, Ancona, Napoli, Messina, Milano (sponda Milan, con il quale vince la Champions League), Levante, Cagliari, Firenze, Milano (ancora il Milan), Genova (sponda blucerchiata). Le grandi parate con la maglia della Sampdoria, gli permettono di arrivare alla Juventus, nel giugno del 2010, che ha il problema di sostituire l’infortunato Buffon. L’esordio in maglia bianconera avviene il 29 luglio 2010, in Irlanda contro lo Shamrock Rovers, nella partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League, vinta per 2-0 dalla Juventus.

sabato 6 gennaio 2018

CAGLIARI - JUVENTUS


9 gennaio 1972 – Stadio Sant’Elia di Cagliari
CAGLIARI-JUVENTUS 2-1
Cagliari: Albertosi; Martiradonna e Poletti; Cera, Niccolai e Tomasini; Domenghini, Nenè, Gori, Brugnera e Riva. In panchina: Reginato e Roffi. Allenatore: Scopigno
Juventus: Carmignani; Spinosi e Marchetti; Furino, Morini e Salvadore; Haller, Causio, Anastasi, Capello e Bettega. In panchina: Piloni e Roveta. Allenatore: Vycpálek
Arbitro: Angonese di Mestre.
Marcatori: Domenghini al 25’, Bettega all’83’, Gori al 91’.

venerdì 5 gennaio 2018

Pasquale VIVOLO

Il campionato, alla fine degli anni Quaranta, assomiglia parecchio a una grande Legione Straniera e anche i campioni nostrani più genuini, faticano ad affermarsi: uno di questi è Pasquale Vivolo da Brusciano, provincia di Napoli, La Cremonese ha fiducia in questo ragazzo di tecnicamente molto dotato, poco più che ventenne, e nel 1948 gli dà spazio. Alla Juventus lo tengono subito d’occhio e, nell’estate del 1949, il ragazzo sbarca a Torino con prospettive, a dire il vero, non esaltanti: davanti a lui ci sono autentici campioni come Præst, Hansen, Boniperti e Muccinelli, e non è facile farsi largo. Ma Vivolo ha un carattere d’oro e un talento purissimo: si fa voler bene e sa tenersi pronto ogni volta che il mister lo chiama. Così, da attaccante esterno o più spesso da centravanti puro, colleziona dieci presenze e una rete nell’anno del debutto, che è anche quello del ritorno dello scudetto, dopo la bellezza di quindici anni.

giovedì 4 gennaio 2018

Salvatore JACOLINO

Siciliano di nascita ma torinese di adozione, essendo arrivato nella città piemontese all’età di un anno e mezzo: «Dopo dieci anni trascorsi nel settore giovanile bianconero, ho esordito in Serie A nel 1969-70 proprio nella Juventus, dove sono rimasto una sola stagione disputando, a dire il vero, poche partite; l’anno successivo sono passato al Piacenza che allora si trovava in Serie C, poi due stagioni con la Ternana (la prima in B, la seconda in A), quindi altri cinque tornei tra i cadetti (quattro con il Brescia e uno con la Spal) e infine tre campionati di Serie C con la Biellese, dove ho concluso la mia avventura pedatoria nel 1980, a soli ventinove anni e mezzo. Giocavo preferibilmente da mezzala ed ero tecnicamente valido, ma peccavo forse un po’ nella continuità e non ero sorretto da un fisico molto potente. Nonostante ricoprissi tale ruolo, ho sempre segnato parecchi goal; insomma, nel complesso non ero niente male».

mercoledì 3 gennaio 2018

Giacomo NERI

Il primo romagnolo della storia juventina è un faentino nato a Capodanno del 1916, nel pieno della Grande Guerra. Si chiama Giacomo Neri, è cresciuto nei Ferrovieri Rimini ed è diventato qualcuno, scollinando l’Appennino per approdare al Livorno. Di qui, nel 1936, il passaggio alla Juventus, che potrebbe essere la svolta di una vita, oltre che di una carriera.
Ma non è semplice sfondare, a vent’anni, in una squadra che cambia pelle e non vorrebbe cambiare gli obiettivi massimi. Neri è un comprimario e le cose, pur non andando male, non vanno benissimo. Quel campionato 1936-37 è, per lui, all’insegna del grigiore; dodici presenze e una sola rete, anche per un ragazzo ventenne, non sono il viatico per una riconferma.
Così, Neri riprende le valigie e viaggia nuovamente alla volta del Livorno e poi del Genoa, dove si afferma fino a conquistare la maglia della Nazionale, con la quale totalizza tre presenze e una rete.

martedì 2 gennaio 2018

Hasan SALIHAMIDŽIĆ


Nasce a Jablanica in Bosnia-Erzegovina il primo giorno dell’anno 1977. Soprannominato Brazzo (che significa fratello) è un giocatore ambidestro molto duttile e versatile, tanto è vero che è in grado di ricoprire praticamente quasi tutti i ruoli di movimento. Arriva a Torino nell’estate del 2007, dopo aver vinto, con il Bayern Monaco, sei campionati tedeschi, quattro edizioni della Coppa di Germania, una Champions League (con un’altra finale persa) e una Coppa Intercontinentale. L’esordio con la maglia bianconera in Serie A avviene il 25 agosto 2007 nella gara contro il Livorno (5-1) mentre, un mese dopo, realizza il suo primo goal, il 26 settembre contro la Reggina. Termina la prima stagione bianconera con ventisei presenze e quattro goal, tra cui spicca la doppietta decisiva nella partita del 12 aprile 2008 contro il Milan, vinta 3-2.

lunedì 1 gennaio 2018

Lilian THURAM


Lascia a soli nove anni l’isola di Guadalupa per trasferirsi, con la famiglia, a Parigi. La sua prima squadra è il Fontainebleau, dove viene notato dai dirigenti del Monaco. Debutta nella massima divisione francese il 24 maggio 1991; l’anno successivo inizia la scalata che lo porterà a diventare uno dei migliori difensori del mondo. Un problema alla vista lo costringe a giocare con le lenti a contatto; un piccolo handicap che comunque non condiziona assolutamente le sue prestazioni. Anzi, per sei anni, offre un rendimento sorprendente e il Monaco diventa una squadra rocciosa, difficile da battere. Nel 1996 arriva in Italia, destinazione Parma; La società della famiglia Tanzi è il fiore all’occhiello di un’Emilia che da troppo tempo vive sui ricordi del passato glorioso del Bologna. Con i gialloblu vince la Coppa Uefa, la Coppa Italia nel 1999 e la Supercoppa Italiana nel 2000, sfiorando più volte lo scudetto.

domenica 31 dicembre 2017

Antonio MONTICO

«Classico esempio di chi racchiude in sé tutti i reali, un re di cuori: colui che non appartiene alla leggenda della gloria, ma l’accompagna».
Così Renato Tavella, nel suo libro “Il romanzo della grande Juventus”, descrive Antonio Montico da Valvasano in provincia di Pordenone. Nato il penultimo giorno dell’anno 1932, cresce nella Pro-Gorizia e approda in riva al Po nell’estate del 1953. Ottima mezzala con buona tecnica, rimane in bianconero fino al 1962, con una sola parentesi a Bari nella stagione 1960-61.
La sua annata migliore, pur infelice per la Juve che chiude al nono posto, è la 1956-57, durante la quale totalizza trenta presenze e, con dieci reti (di cui sei su rigore), risulta il migliore marcatore dei bianconeri alla pari con Stivanello. A partire dalla stagione successiva le presenze diminuiscono progressivamente ma conquista, sia pur come riserva (e a quei tempi, non essendo previste le sostituzioni, essere riserva voleva dire non scendere in campo) due scudetti e due edizioni della Coppa Italia.