giovedì 9 febbraio 2017

Davide LANZAFAME

Nasce a Torino, il 9 febbraio 1987. Muove i primi passi nella squadra dilettantistica del Barcanova, in cui suo padre era uno dei dirigenti: «Avevo cinque anni quando mio fratello mi iscrisse in una scuola calcio della città: la U.S. Barcanova. Giocavo sempre in avanti, un po’ per scelta un po’ perché l’allenatore probabilmente vedeva in me doti da attaccante, sempre che si ritenga possibile intravedere il futuro di un calciatore nei piedi di un bambino di cinque anni! Ad ogni modo ogni sabato Giovanni mi accompagnava al piccolo campetto di terra per gli allenamenti. Ricordo che, al ritorno da scuola, facevo i compiti velocemente per correre a giocare. Poi arrivò il sogno: la Juventus. Giovanni mi accompagnò al provino di fronte ad una schiera di osservatori bianconeri che, dopo vari allenamenti mi richiamarono per darmi l’inattesa notizia che tutti i ragazzi di quell’età vorrebbero ricevere nella vita: “Sei stato inserito nella rosa dei Pulcini della Juventus”. Riecheggiano ancora nella mente quelle parole. Era la realizzazione di un sogno, la festa di una vita, io e il calcio!»
Con le formazioni giovanili bianconere vince in totale un campionato Berretti, un campionato Primavera, una Coppa Italia Primavera, una Supercoppa italiana Primavera e un Torneo di Viareggio, nel quale diventa capocannoniere: «Con la Juventus sfioro il titolo italiano della categoria Giovanissimi Nazionali perdendo la finale ai rigori contro l’Atalanta (grazie alle prodezze del portiere bergamasco Consigli). Ricordo la finale in cui conquisto il titolo del Campionato Italiano Berretti contro l’Inter davanti agli occhi di Massimo Moratti: feci i due goal che ci portarono alla vittoria. Passai in Primavera: un’annata indimenticabile! Divento Campione d’Italia Primavera contro la Fiorentina non giocando moltissimo (essendo di un anno più piccolo rispetto ai miei compagni) ma l’anno successivo è quello della consacrazione in quanto segno trenta goal in campionato e conquisto la Coppa Italia Primavera sempre da protagonista contro l’Inter segnando il goal decisivo a Milano e sempre nello stesso anno conquisto il titolo di capocannoniere con sette goal al Torneo di Viareggio. È un grande orgoglio per me poter scrivere che fu mio il goal della vittoria».
Esordisce in prima squadra il 3 giugno 2007, nella partita tra Juventus e Bari, penultima giornata del campionato di Serie B 2006-07, giocata nel capoluogo pugliese e terminata con la vittoria della squadra di casa per 1-0. Proprio alla società barese è ceduto in prestito per la stagione 2007-08. Nella stagione in Puglia si rivela uomo goal, arrivando prima del termine della stagione in doppia cifra giocando come centravanti, seconda punta o esterno offensivo. In questa posizione è impiegato da Giuseppe Materazzi, mentre con Antonio Conte torna a giocare nella posizione di ala. «Il campionato purtroppo non procedeva nel migliore dei modi e, dopo la pesante sconfitta subita nel derby di andata contro il Lecce, il presidente Matarrese decise di esonerare Materazzi e sostituirlo con l’ex stella bianconera Antonio Conte. Conte credette in me e decise di trasformarmi nell’indiscussa e insostituibile punta d’attacco della squadra. Arrivai a dieci goal stagionali e fui convocato più volte nell’Under 21 di Casiraghi, dove ebbi la fortuna di segnare il primo goal azzurro contro la Turchia nel prestigioso torneo di Tolone (torneo nel quale fu scoperto il mio idolo Cristiano Ronaldo). Si iniziò a parlare di me sempre più spesso, fui invitato a trasmissioni sportive, i media parlavano di me come di Lanciafiamme».
Il 30 maggio 2008 è trasferito al Palermo nell’ambito dell’operazione che porta Amauri alla Juventus, ma il 26 dicembre dello stesso anno, il Bari ufficializza il suo ritorno in maglia biancorossa durante la sessione di mercato invernale, scelta fatta dal giocatore per tornare a giocare con continuità. La formula è quella del prestito secco, con l’avallo della Juventus comproprietaria del cartellino. Con i pugliesi vince il campionato cadetto 2008-09: «L’esperienza palermitana non inizia nei migliori dei modi poiché dopo la prima giornata il presidente rosanero Zamparini, causa la sconfitta contro l’Udinese per 3-1, decide di esonerare Colantuono, mio grande estimatore, a cui subentra Ballardini, con il quale colleziono solo nove presenze nel girone di andata. Proprio per questo motivo decido che è meglio trasferirmi altrove e durante il calciomercato invernale decido di tornare a Bari. Ed è proprio con il Bari che ritorno a sentire il profumo dell’erba e l’affetto della gente che tanto mi aveva amato l’anno precedente. La squadra è al vertice della classifica di Serie B e, grazie agli innesti di gennaio, fa quel salto di qualità che tutti i baresi aspettavano da otto lunghissimi anni. L’8 maggio 2009 (in coincidenza con la festa di San Nicola, patrono di Bari) sotto la guida di Conte conquistiamo la matematica promozione in Serie A con quattro giornate di anticipo grazie alla vittoria della Triestina sul Livorno. Di ritorno da Piacenza troviamo una città impazzita di gioia e all’aeroporto non crediamo ai nostri occhi. Mi sembrava di aver vinto i Mondiali! La società ci mise a disposizione un pullman scoperto con cui facemmo il giro della città e trovammo ad accoglierci in piazza del Ferrarese 150.000 tifosi impazziti di gioia: finalmente il sogno si avverò e la mia scelta di tornare a Bari nel mercato invernale si rivelò azzeccata».
A fine stagione Palermo e Juventus, proprietarie del suo cartellino, decidono di rinnovare ancora per un anno la compartecipazione. Tornato quindi al Palermo per fine prestito, il 13 luglio 2009 passa con la stessa formula al Parma: «Dopo le lusinghe del Torino e del Bologna, decido di accettare la corte del Parma neopromosso in Serie A e mi trasferisco con la formula del prestito in Emilia-Romagna, dove segno la prima rete l’8 novembre 2009 in Parma-Chievo. Mi ripeto a Firenze siglando il goal della vittoria per 3-2. Ma la gioia più grande me la prendo nel finale di stagione quando dopo aver siglato un goal contro la Roma segno due doppiette consecutive. La prima nella vittoriosa trasferta di Torino contro la Juventus in cui segno due goal a Buffon e vinciamo per 3-2, mentre la seconda doppietta la siglo contro il Livorno nell’ultima giornata di campionato».
Finito il prestito al Parma, il 25 giugno 2010 Palermo e Juventus, proprietarie ciascuna di mezzo cartellino del giocatore, si accordano per il rinnovo della comproprietà e per il passaggio alla squadra bianconera. Esordisce nuovamente in bianconero, per la sua seconda presenza in assoluto, il 29 luglio 2010 in Shamrock Rovers-Juventus, nell’andata del terzo turno preliminare di Europa League giocata da titolare. A causa dello scarso utilizzo in bianconero (tre presenze in campionato e sei in Europa League comprese quattro apparizioni nei turni preliminari), il 4 gennaio 2011 si trasferisce in prestito al Brescia, terminando così la sua tribolata avventura in bianconero.


ENRICO ZAMBRUNO, “HURRÀ JUVENTUS” AGOSTO 2010
La maglia della Juventus è la mia seconda pelle. Lo dice con convinzione e con un filo di emozione, Davide Lanzafame. La squadra di Delneri vuole mettere le ali? E allora lui è il giocatore giusto, uno che conosce qualsiasi angolo dell’emisfero bianconero, avendoci trascorso quattordici anni prima di lasciare Torino, per Palermo, Bari e Parma. Ora però è tornato con un obiettivo preciso: imporsi nella squadra per la quale ha sempre tifato e giocato. Fascia destra o sinistra, pur di giocare si adatterebbe a tutto. Sulle corsie, fin dalle prime amichevoli, ha dimostrato di poter rendere al meglio. Avanti e indietro, senza fermarsi mai. Questo vuole mister Delneri. E Davide è pronto ad accontentarlo. Cosa significa tornare alla Juventus? «Questa società è il massimo. Sono entusiasta di cominciare una nuova avventura perché mi sento maturo. Sono sincero: non me l’aspettavo, ma ora voglio sfruttare quest’opportunità. Indossare la maglia bianconera significa realizzare un sogno, l’inizio di un percorso che, spero, sia il più lungo possibile. Adesso sono in comproprietà con il Palermo e vorrei convincere la società a prendermi interamente. Dipenderà solo da me».
Quali sono state le tue prime sensazioni al ritiro di Pinzolo? «Ho notato subito la serietà e il lavoro, impeccabile, da parte di tutti. Prendo come esempi Alessandro Del Piero e Nicola Legrottaglie: nonostante la grande esperienza, sono sempre davanti al gruppo a tirare e non si risparmiano mai».
Dove può arrivare questa squadra? «Non possiamo ancora dirlo con certezza una stagione dipende da tante cose. La Juve è abituata a stare in certi palcoscenici e l’ultimo campionato non ha rispettato le aspettative. Vedo comunque la squadra nei primi tre posti».
Tu hai giocato quattordici anni nel settore giovanile bianconero. Che ricordi hai? «Sono stati anni favolosi, mi hanno fatto crescere come calciatore e come persona. Ho sempre avuto un rapporto speciale con i miei compagni: è stata un’evoluzione di vita importante. Sono rimasto in ottimi rapporti con tanti miei compagni: da Bianco a Cuneaz, passando per Giovinco, Marchisio e De Ceglie, che ho ritrovato qui. Insieme abbiamo vinto tanto: uno scudetto con la Berretti e poi un campionato e una Coppa Italia con la Primavera, senza dimenticare il secondo posto al Torneo di Viareggio dove vinsi la classifica cannonieri».
Gigi Delneri, fin dalle prime amichevoli, ti ha dato molta fiducia. Che impressione ti ha fatto il mister? «Ottima. È un grande allenatore, gli piace lavorare sul campo. Ha portato nel gruppo, fin dal primo giorno, molto entusiasmo».
Quale tecnico, finora, ti ha dato di più? «Francesco Guidolin al Parma e Antonio Conte al Bari. Sono diversi, ma entrambi mi hanno insegnato molto».
Nella tua carriera hai giocato in diversi ruoli. In quale zona del campo ti trovi meglio? «Negli ultimi anni ho giocato sia come ala destra che sinistra, ma anche come seconda punta e trequartista. Sono un giocatore duttile. Ora voglio specializzarmi in un ruolo e l’esterno di centrocampo, non importa la fascia, è quello che sento più adatto a me».
Il Mondiale ha dato un’indicazione importante: i giovani, anche con poca esperienza, possono fare la differenza. Può essere il momento giusto anche per te? «Ogni storia è a sé. L’importante è farsi trovare pronti nel momento giusto e soprattutto bisogna saper aspettare. Sempre con umiltà».
Facciamo un passo indietro: il tuo primo calcio al pallone quando l’hai dato? «Nel Barcanova, una squadra di Torino nella quale mio papà era dirigente. A sei anni poi sono andato alla Juventus ed ho fatto tutta la trafila del settore giovanile, fino alla Primavera. Poi sono andato a Bari, in prestito, in comproprietà al Palermo, ancora al Bari, dove abbiamo ottenuto la promozione in Serie A e infine al Parma».
A Bari hai conosciuto, per la prima volta da vicino, il calcio professionistico. «Sono stati anni molto importanti per la mia carriera. La squadra pugliese ha creduto in me e mi ha lanciato. Sono stato fortunato, perché sia Materazzi sia Conte mi hanno sempre fatto giocare. Proprio quest’ultimo mi ha saputo valorizzare da esterno, gli devo molto».
La Serie A l’hai conosciuta prima a Palermo e poi a Parma, dove nell’ultima stagione hai realizzato sette reti in ventisette partite. Come giudichi la tua esperienza in Emilia? «Molto positiva. La società e l’allenatore hanno subito avuto fiducia in me c’erano tutte le componenti per fare bene. Un’annata di crescita che mi ha fatto conoscere la Serie A permettendomi di giocare contro i difensori più forti del campionato».
A proposito di difensori: i più forti che hai incontrato? «I più scomodi in assoluto sono Chiellini e Lucio. Per fortuna Giorgio quest’anno è dalla mia parte».
Il giocatore più forte con il quale hai giocato? «A parte i miei attuali compagni alla Juventus, dico Hernan Crespo. Ho giocato insieme a lui a Parma. Nonostante l’età avanzata, è un giocatore favoloso con un grande carisma».
Scegli il goal più bello della tua carriera fino ad ora. «Quello che segnai in un derby Primavera contro il Torino. Mi arrivò la palla da un lancio lungo e segnai al volo. Magari non è stato il più importante, però ci tengo molto per la bellezza del gesto».
Chi è Davide Lanzafame fuori dal campo? «Un ragazzo normale. Sono fidanzato, ho molti amici e mi piace stare con la famiglia e con i nipoti. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con i miei genitori. Non sono mai stati morbosi: mi hanno sempre dato consigli molto equilibrati».
Mettiamo da parte il calcio. Quali sono gli sport che preferisci? «Mi piacciono molto tennis, basket e pallavolo».
I tifosi della Juventus si aspettano molto da te. Vuoi mandare loro un messaggio? «Garantisco massimo impegno e massima serietà, che sono alla base di tutto. Solo così potrò raggiungere risultati importanti. Ho una grande voglia di fare bene».
Cosa significa avere un Agnelli presidente? «Noi calciatori ne siamo orgogliosi. Questa famiglia ha fatto la storia della Juventus».

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