martedì 8 agosto 2017

Lamberto LEONARDI

Alla Juventus, Leonardi arriva trentunenne da Varese – racconta Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” dell’agosto 1973 – in un anno in cui pare giungano nomi illustri a rinnovare la squadra in ogni reparto. Il suo arrivo non è casuale: l’idea è quella di ricostruire il tandem che a Varese, due anni prima, aveva destato sensazione: Anastasi-Leonardi. E La squadra, dopo una partenza piuttosto infelice, si assesta in ogni reparto e comincia a risalire la china. Leonardi, piano piano, conquista il pubblico torinese, che usa per lui lo stesso nome abbreviato di Leoncini, Leo: «È veramente una grandissima soddisfazione poter giocare in una squadra come la Juventus, amata in tutta Italia e con delle magnifiche tradizioni – racconta al suo arrivo a Torino – sono certo che mi affiaterò presto con i miei compagni e i dirigenti non dovranno rimpiangere la fiducia concessami. La Juventus, oltre che un grosso traguardo, rappresenta anche una piccola rivincita personale verso la Roma che, cedendomi al Varese, mi aveva certamente declassato».
La Juventus, che Rabitti ha appena ereditato da Carniglia e subito messo in acque più tranquille, gioca in un modo semplicissimo, essenziale, moderno e antico al tempo stesso. Si capisce che sarà protagonista anche Leonardi da Roma, ala pura tra le ultime in circolazione; era da tempo che la Juventus non aveva più un uomo simile, capace di sfruttare al massimo le fasce laterali e di far spiovere al centro palloni dorati per la delizia dell’attaccante appostato, Anastasi il più delle volte. L’intesa tra i due è pressoché perfetta e più di una partita è risolta in virtù dell’abilità del tandem avanzato juventino. Juventus-Fiorentina, 30 novembre 1969: contro i viola, campioni uscenti, i bianconeri danno per la prima volta nella stagione una dimostrazione di grande efficienza tattica. La chiave di volta della partita è proprio Leonardi, inafferrabile e determinato nel dosare i lanci, una spina nel fianco della difesa viola. La Juventus vince 2-0, non segna lui ma fa segnare Pietruzzo.
Leonardi ha un altro grosso pregio tecnico da far fruttare al servizio della squadra; il tiro estremamente violento e preciso. Le occasioni per mettere in mostra le sue capacità in tal senso arrivano presto; in casa bianconera, i rigori continuano a rappresentare una vera spina nel fianco, nel senso che non si riesce a trovare uno specialista che garantisca il buon esito dell’esecuzione. E Rabitti decide che dovrà essere Leo a tentare; accade il 21 dicembre, in uno Juventus-Lazio che promette il rilancio al vertice per la Juventus già reduce da tre vittorie consecutive. I bianconeri, che conducono col minimo scarto grazie ad un goal realizzato in mischia da Salvadore, usufruiscono di un rigore al quarto d’ora della ripresa. Tocca a Leo, contro il quale è il portiere laziale Sulfaro. Rincorsa piuttosto lunga e niente tiro; nel frattempo l’estremo difensore è finito a mezza strada tra la linea di porta e il dischetto. Tutto da rifare, il momento può essere importante e la tensione in campo e fuori è notevole. Leonardi ha nervi di acciaio e, col portiere al suo posto tra i pali, scaraventa il pallone in rete con memorabile legnata.
A distanza di due domeniche, Leo fa ancora di più; risolve, su punizione dal limite la partita casalinga con il Bari, fattasi difficilissima a causa del terreno innevato e perciò ammazza gioco. Il suo gioco, intanto, continua a essere di estrema efficacia e importanza nell’economia della manovra bianconera. A Bologna, contro i rossoblu scatenati alla ricerca del successo di prestigio, Leo disputa una grande prova, alleggerendo con i suoi spunti in velocità la costante pressione dei padroni di casa. E, nel derby di ritorno, la sua prestazione è addirittura memorabile, così come sono senza dubbio da ricordare quasi tutte le sue prove del finale di stagione.
8 febbraio 1970, è giorno di gran derby: all’andata hanno prevalso i granata su una Juventus perfino autolesionista nel dosare le marcature, ma adesso molte cose sono cambiate e nei bianconeri, secondi ad un passo dal Cagliari, è grande la voglia di vincere e convincere. Leonardi gioca qui forse la sua migliore partita in bianconero; una prestazione esemplare sul piano della manovra condita da un goal tanto bello quanto decisivo. Sull’1-0 per la Juventus, con i granata proiettati all’attacco in cerca del goal del pareggio, un difensore bianconero vince un contrasto e appoggia a Leonardi, che si trova appena oltre la propria metà campo. Leo compie uno stupendo slalom in progressione ai danni di tre difensori granata e, giunto in prossimità del vertice destro dell’area torinese, pur sbilanciato da un contrasto, beffa il portiere in uscita disperata con un pallonetto smorzato che si infila nell’angolino opposto. Esecuzione magistrale, una vera pennellata che esalta la platea del Comunale.
Naturalmente, ci sono nell’arco del torneo momenti meno esaltanti per quest’ala di grandi risorse atletiche, che sa pure risolvere situazioni in area di rigore, con la sua considerevole potenza di tiro. Come in Juventus-Napoli 0-0, rigore calciato sopra l’incrocio dei pali e punto importantissimo regalato agli azzurri di Zoff. O ancora la prova opaca di Firenze, con relativa sconfitta che estromette in pratica i bianconeri dalla lotta per il titolo. Il 29 marzo 1970, comunque, è nuovamente festa per Leonardi; il Milan, che si illude forse di avere a che fare con una Juventus ridimensionata dalla sconfitta subita dai viola e perciò dimessa, subisce due magnifiche reti da uno scatenato Anastasi e, dopo una manciata di minuti, arriva il definitivo suggello alla vittoria. Haller filtra tra due difensori e scodella al centro un pallone millimetrico che Leonardi sbatte dentro al volo, agganciandolo di collo destro. Finisce 3-0 la partita e finisce anche il campionato, che per la prima volta nella sua storia è sfuggito alle squadre del continente per prendere la strada della Sardegna.
Leonardi detto Leo si è praticamente congedato dal pubblico juventino con la prodezza della gara col Milan: trentasette presenze, otto goal, sono il bilancio della sua stagione. Un bilancio più che lusinghiero; c’è soltanto il rammarico che un giocatore del genere non sia arrivato prima in bianconero. I piani di rinnovamento della squadra sono estremamente chiari, occorre programmare a distanza e per questo occorre votarsi ai giovani. Leonardi è una soluzione positiva, ma elude il problema. Nessuno lo sostituisce; si torna a giocare secondo quanto comanda il moderno verbo calcistico, che parla di punte tuttofare e non di ala o centrattacco. Per questo, oltre che per il poco tempo trascorso da allora, Leonardi si ricorda bene, senza timore di confonderlo con qualche altro juventino di passaggio: parlare di lui ala pura è un po’ come fare un tuffo nel passato.

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