domenica 15 gennaio 2017

FIORENTINA - JUVENTUS

24 gennaio 1971, Stadio Comunale di Firenze
FIORENTINA – JUVENTUS 1-2
FIORENTINA: Bandoni; Galdiolo e Longoni; Brizi (dal 45’ D’Alessi), Ferrante e Berni; Ghiandi, Esposito, Mariani, De Sisti e Chiarugi. In panchina: Superchi. Allenatore: Pesaola
JUVENTUS: Tancredi; Spinosi e Furino; Cuccureddu, Morini e Salvadore; Haller, Causio, Anastasi, Capello e Bettega. In panchina: Ferioli e Novellini. Allenatore: Picchi
ARBITRO: Toselli di Cormons
MARCATORI: Ferrante al 22’, Bettega al 36’, Causio su rigore al 49’

Boniperti, oramai prossimo a diventare presidente, rivoluziona tutto l’ambiente, ringiovanendo i ranghi: acquista Capello, Spinosi e Landini dalla Roma, in cambio di Del Sol, Bob Vieri, Zigoni, Viganò e milioni; Novellini dall’Atalanta, in cambio di Leoncini, Anzolin e Leonardi; Causio rientra dal prestito al Palermo e torna a Torino anche Bettega, mandato a farsi le ossa al Varese, dove vince la classifica dei cannonieri del campionato cadetto. Rientrano dai prestiti anche il portiere Piloni, Savoldi, Zaniboni e Montorsi. A Castano, vera e propria bandiera bianconera, è regalato il cartellino e Tino si trasferisce al Vicenza, per terminare la sua grande carriera. Il grande colpo di Boniperti è Italo Allodi, il General manager della Grande Inter, considerato, da tutti gli addetti al lavoro, un grandissimo dirigente. La prima mossa di Allodi è di consigliare Armando Picchi, tecnico della nuova frontiera e già capitano della Grande Inter. Allodi costruisce una squadra giovanissima: Piloni, Spinosi, Zaniboni, Cuccureddu, Marchetti, Anastasi, Bettega, Montorsi, Landini, Novellini, Savoldi e Causio hanno poco più di vent’anni; Roveta ne ha ventitré, Furino e Capello ventiquattro; Tancredi e Morini ventisei. I nonnetti sono Salvadore e Haller, entrambi trentunenni. Un male inesorabile strapperà Picchi alla Juventus e alla sua famiglia prima del termine della stagione. L’anziano ma capace, Cestmír Vycpálek, che era stato chiamato per curare il settore giovanile di Villar Perosa, raccoglie il testimone ed anche i primi frutti, con un dignitoso quarto posto in campionato. Il boemo riuscirà anche a pilotare la squadra fino alla doppia finale di Coppa delle Fiere con il Leeds United, persa senza sconfitte e solo per l’assurda regola del goal in trasferta che vale doppio, a parità di punteggio. Regola che, è bene ricordarlo, è messa in opera proprio quell’anno. È, in ogni modo, una Juventus destinata a crescere e diventare grande in fretta.

“STADIO”
La migliore Juventus della stagione. Una squadra che ha peccato soltanto in fase di esecuzione, dopo aver prodotto un’esemplare cifra di gioco. Se Anastasi, che pure si batte leoninamente, anche contro se stesso, avesse il piede magico dell’annata scorsa, quella vista oggi sarebbe già una grande squadra. Haller vive uno dei frequenti momenti magici della sua splendida carriera. Trovando oggi le condizioni di terreno che predilige, ha fornito un recital applaudito a scena aperta anche dagli inveleniti supporter viola. Fuoriclasse autentico, il tedesco ha distribuito palloni fantastici, ha aperto il gioco con intuizioni geniali, ha presidiato la sua zona con umilissimo impegno. E questo nonostante che Longoni si sia dedicato al suo controllo con estremo puntiglio ed encomiabile tenacia. Poi, Bettega. Un ariete autentico, tetragono ai colpi, alle botte, alle cariche più robuste. Un gigante nel fango, iniziatore di tutte le manovre offensive.


“LA GAZZETTA DELLO SPORT”
Haller ha offerto un’esibizione d’alta scuola, ma senza facili concessioni alla platea, senza divagazioni soltanto stilistiche senza velleità veramente spettacolari, ma con rigorosa fedeltà agli scopi pratici della manovra. Impeccabili i suoi suggerimenti ai compagni senza un solo errore il suo primo tempo e con rare smagliature la sua ripresa. Con un Haller davvero superbo, nonché più ricco di energie che non fosse negli anni verdi (la condizione atletica è parsa una delle migliori qualità della Juve: Picchi, per questo merita un ampio elogio) hanno collaborato un po’ tutti i bianconeri, ma in particolar modo Cuccureddu nell’impostazione del gioco, nelle improvvise apparizioni in area, nel lavoro di disimpegno e Bettega con proiezioni offensive di rara potenza, di perfetta coordinazione, di eccezionale intensità. Notevoli anche la prestazione dinamica di Causio e Furino, e l’eleganza di tocco di Capello peraltro a tratti in ombra, il vigore di Morini nel ruolo di stopper. Spinosi ha iniziato in sordina, per crescere alla distanza.


“STAMPA SERA”
A Firenze si parla oramai di Serie B come di un pericolo non più immaginario. La classifica della squadra viola è pessima, la situazione dirigenziale traballante. Intorno al presidente Baglini si accendono due fazioni, la prima (e più vasta) favorevole al siluramento di Pesaola, la seconda propensa a tirare avanti così. Questa volta il posto di Pesaola è veramente in pericolo, anche se nelle dichiarazioni di Baglini al termine della partita niente si è potuto interpretare in questo senso. Le voci sul probabile siluramento di Pesaola sono voci oramai antiche, ma non per questo accantonate. Da qualche giorno si parla di Oronzo Pugliese come dell’eventuale sostituto del Petisso. La conferma che la storia fiorentina di Bruno Pesaola potrebbe essere giunta al suo ultimo capitolo è venuta a tarda sera. Si è appreso, infatti, che nei locali dello stadio è avvenuta una riunione dello staff dirigenziale viola. La seduta, si dice burrascosa, è durata oltre quattro ore. Al termine nulla è stato comunicato, ma si è precisato che ogni decisione è rinviata a domani sera dopo un nuovo abboccamento dei dirigenti del club. Nello Baglini ha elogiato a non finire i viola e, interrogato sull’arbitraggio, ha eluso la risposta, dicendo semplicemente che di tali argomenti parlerà nella sede più adatta. I viola sostengono che il fallo di Brizi su Anastasi non era da calcio di rigore, e inoltre che Causio ha fermato con una mano, in area, un tiro di Ferrante. Totalmente opposta la tesi juventina. «Causio ha colpito il pallone con il petto, non con una mano», si è sentito dire nella stanza dei bianconeri. Al primo piano dello stadio, frattanto, il nervosismo si impadroniva di molte persone, si sono udite voci grosse e anche scoppi di pianto. Testimoni attendibili riferiscono di molte lacrime, specie da parte di Pesaola. Ma anche Baglini aveva gli occhi rossi quando si è fatto incontro ai cronisti. Delusi, ma più che altro esasperati, tutti i giocatori viola. Pesaola, quando finalmente è uscito dalla stanza, ha difeso a spada tratta la Fiorentina, dicendo per prima cosa che l’azione del goal di Bettega è nata da un calcio piazzato per inesistente intervento falloso di Berni su Cuccureddu. Nell’intervento di Brizi su Anastasi (azione del rigore) Pesaola non ha visto niente di anormale, parole sue. L’allenatore viola ha infine messo in dubbio che l’intervento dì Galdiolo su Bettega fosse da espulsione (il terzino viola era già stato ammonito). Armando Picchi ha parlato pochissimo. Il grande ritmo della Juve lo ha soddisfatto: «Noi cerchiamo sempre di giocare così, soltanto che qualche volta non riusciamo a fare goal nella proporzione logica, ossia in rapporto a tutto il gioco che la squadra porta avanti». Nessuna incertezza sul fallo di Brizi. Coro unanime: «Era da calcio di rigore». Dice Capello: «La Fiorentina non può appellarsi alla sfortuna, perché noi abbiamo colpito due volte il palo, abbiamo fatto più gioco, abbiamo avuto più azioni da goal. Infine il nostro ritmo è stato superiore». Ineccepibile. In quelle poche parole c’è il ritratto della partita. Alla fine si temevano incidenti all’uscita dell’arbitro, il signor Toselli di Cormons è rimasto dentro allo stadio fino alle diciassette e trenta. Se n’è andato poi da un cancello laterale indisturbato.

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